Archive for marzo, 2011


C’era una volta un uomo

 

Uomo sulla spiaggia

C'era una volta un uomo

C’era una volta un uomo,
che chiamò per nome una donna,
ma la donna non rispose
guardò i suoi occhi
lei non disse nulla, 
prese un fiore
glielo diede
ma lei non l’accettò
si travestì da giullare
ma lei non rise
si sedette vicino a lei
incominciò a parlare
dei suoi desideri e dei suoi sogni
si girò ma lei non c’era più
l’uomo sconsolato tornò a casa
aprì la porta e lei lo abbracciò…

 

Paolo Latella

scritto giovedì 16 febbraio 2006

Grazie a te…

 

Grazie a Te...

Grazie a te

 

Nei ricordi sono spesso racchiusi dei momenti
Belli o brutti chissà
L’altro giorno pensavo al mio passato recente
Le cose che ho fatto
Le cose che non ho fatto
I tanti errori commessi
I tanti momenti gettati nel cesto delle cose inutili
della superficialità e a volte dell’egoismo
Donne spesso usate
per mascherare la propria insofferenza
Passioni forti per dimenticare
nascondere la paura di rimanere solo
Un sentimento che si è spento
Un altro che si è acceso
con intensità ancora maggiore

Questa è la nostra vita
la porta che abbiamo davanti
bisogna chiudere quella dietro di noi per sempre
Partire con un nuova barca
Una nuova armonia
Senza funi connesse
libera di viaggiare
Serenità interiore che scopri di avere
sempre più ogni giorno che passa
Ho scelto l’amore in salita
Perché è il più bello
Perché è quello che voglio con tutte le mie forze
Le difficoltà non mi spaventano
L’occasione, che tu amore mi dai, è unica
Non posso chiedere tempo

Non voglio più pretendere nulla
Desidero finalmente essere me stesso
Come quel paio di jeans che amavo
Che rappresentavano un ricordo recente
Un desiderio di ricordo vivente
che adesso non metto più
Per la prima volta a quasi cinquant’anni
Perdo le ali per trovare la terra
L’essenzialità
Il senso compiuto
Svegliando me stesso
Sapere sempre che ora è
senza guardare l’orologio
Capire l’importanza di ogni singolo gesto
Perché? Perché sento che è giusto così.
Grazie a te.

Paolo Latella

 

link della foto: http://www.flickr.com/photos/stefanoagosti/2391446779/in/photostream/

Oh Dio mio… cosa aspetto?

Oh Dio Mio... cosa aspetto?

Oh Dio Mio... cosa aspetto?

Apro il cassetto
Nascondo la notte
Caffè corretto
Scarpe rotte

Scendo dal letto
Io ti aspetto
Sono contento
Al mille ed uno per cento

Il profumo è intenso
Se sfioro il lenzuolo io… ti penso
Mi giro e scopro un capriccio
Però non è un bisticcio

Mentre metto su il te
Ho voglia di te
Se penso che sei di la sul letto
Oh Dio mio… cosa aspetto?

 

di Paolo Latella

Così bella…

Così bella

Così bella...

 

Così bella…
Luce intensa
cuore in gola
Gioia infinita
Sassofono e piano
Danza nuda

Cosi bella…
Desideri e profumi
Pensieri intensi
Sette colori
Improvvisare per stupirti
Temporale per stare insieme

Così bella…
Una canzone per te
Un gruppo che canta
Mille sorprese
Nutella se sei triste
Notte e ricordi

Così bella…
La nostra vita
Un disegno
Una meta
Fermarsi e pranzare
Valigie e viaggiare

Così bella…
Sale la luna
Al di là delle stelle
Poche parole
Sguardi e solletico
Risate e un bacio

Così bella…
Per te
Mille sorprese
Nelle piccole cose
Bussi il mio cuore
Un disegno carino

Così bella…
Il musetto arrabbiato
Le ciglia unite
Ti giri
scappi
Arrivi

 

di Paolo Latella

PER SEMPRE …

Per sempre…

vorrei che fosse per sempre….
anche se per sempre nulla dura mai….

vorrei che fosse per sempre…
questa emozione che mi prende il cuore
qundo mi perdo nei tuoi occhi
nella dolcezza di un tuo bacio
nel calore del tuo abbraccio….

vorrei che fosse per sempre…
restare ad aspettarti e poi…
gioire vedentoti arrivare…

vorrei che fosse per sempre…
la tua mano sul mio fianco nella notte…
il tuo profumo nel letto sfatto la mattina…
tracce di te sparse qua e la….

vorrei che fosse per sempre…

Deborah

I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dare loro tutto il tuo amore, non le tue idee.
Perché essi hanno le loro proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo
Ma non alla loro anima.
Perché la loro anima abita
Nella casa dell’avvenire
Dove a te non è consentito entrare
Neppure in sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
Ma non pretendere che somiglino a te.
Perché la vita non torna indietro
E non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli
Verso il domani.

RICOMINCIO….

Ricomincio ogni giorno da te…

Dai tuoi sguardi…
Dai tuoi sorrisi…
Dai tuoi pensieri…
Dai nostri cuori che battono come fossero uno….
Paolo e Deborah…

Il mio mondo…

 

foto: due abbracciati sulla spiaggia

Il mio mondo

 

Mi sveglio e sento il tuo respiro….
apro gli occhi e tu sei li….
allungo una mano e ti tocco….

Quando ti abbraccio
stringo tra le le braccia tutto il mio mondo,
allora nulla manca,
nulla è fuori posto…

La tenerezza scioglie il cuore
quando mio figlio ti abbraccia…
quando mi sorridi…
quando posi un bacio silenzioso sulle mie labbra…

Mi sveglio e sento il tuo respiro….
apro gli occhi e tu sei li….
allungo una mano e ti tocco….
Abbracciandoti
abbraccio tutto il mio mondo.

Deborah Boniardi

 

foto: Ogni mio gesto quotidiano raccoglie i tuoi ricordi

Ogni mio gesto quotidiano raccoglie i tuoi ricordi

 

Le parole di una canzone
sono un vento dolce
che accarezza la tua fronte.

Ogni mio gesto quotidiano
raccoglie i tuoi ricordi.

Un accordo della mia chitarra
segna il tempo e la tristezza

di non averti qui
Si ripercuote sulle mie emozioni.

Per sentire un po’ la tua voce
devo accendere le luci
e copiare il tuo viso.

Il telefono che suona
ma non sei tu,
il piano di Allevi
continua a suonare,
a distribuire melodie.

Il barista mi offre una birra
mi fa compagnia,
le luci soffuse.

Una tromba jazz
che richiama la solitudine,
gente che sorride.

Socchiudo gli occhi
ed immagino te,
il tuo sguardo emozionato.

Come il primo giorno
come il primo bacio
come la prima volta
che abbiamo fatto l’amore.

Accendo il motore
della mia moto,
corro verso te.

Autostrada…
Tangenziale ovest,
sorpasso il mondo
che mi circonda.

Persone, viaggiatori
con mille pensieri e mille problemi,
anime perse e anime ritrovate.

Il tempo passa,
la distanza si fa
sempre più breve.

Parlare di te
senza che nessuno
mi chieda nulla.

Un silenzio attutito
dal battito del mio cuore.
Ho ancora voglia di te…

Paolo Latella

foto: per non perdere il treno

Chi non è mai arrivato una volta in ritardo?

Siamo un popolo di “ritardoni” cronici, ci alziamo tardi, andiamo a scuola tardi, arriviamo al lavoro in ritardo, portiamo i bambini a scuola tardi, perdiamo il treno, paghiamo le bollette e le tasse in ritardo, comprendiamo quello che ci viene detto quasi sempre dopo… facciamo la spesa tardi, si rimane incinta per colpa di un ritardo… insomma che sta succedendo?

Perché nell’era delle nuove tecnologie, si è ancora in ritardo? Eppure siamo “armati” di cellulari, palmari, notebook, agendine, promemoria, circolari, messaggi, i più fortunati hanno in ufficio la segretaria che fissa gli appuntamenti e organizza le date.

Il motivo è insito nell’essere umano: essere schiavo di noi stessi, delle nostre abitudini, siamo stanchi cronici; viviamo sempre con lo stress dell’essere sempre “accesso”, pronto a scattare.

Il ritardo è in effetti la ribellione interiore, la bilancia della nostra esistenza… perchè il tempo è analogico… scandisce la nostra vita  e non sarà mai digitale…

Matrix è un film cult,  è interessante rileggere la discussione filosofica tra Morpheus e Neo…

Neo: “Questa poltrona non è reale?”

Morpheus: “Che vuole dire reale? Dammi una definizione di reale! Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare o vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci…sei vissuto in un mondo fittizio Neo.” Un passaggio cinematografico molto interessante che riassume attraverso immagini di angosciante profondità, gli interrogativi, le ansie e le paradossali questioni teoriche che attraversano secoli di storia del pensiero umano e della filosofia.

Kant sostiene che noi possiamo conoscere il mondo fenomenico degli oggetti e le loro correlazioni causali, ma non possiamo conoscere le cose in se stesse che sono il fondamento di ciò che percepiamo. Abbiamo quindi delle conoscenze valide solo per quel che riguarda il nostro modo di percepire ciò che appare, ma non possiamo sapere nulla di ciò che prescinde dal nostro modo di percepire.

Gaiarsa sostiene che raramente noi pensiamo, ma siamo pensati, o portati a pensare. È la “voce del coro” che agisce e pensa per noi: attribuiamo ad un io attivo qualcosa che in realtà non ha alcuna iniziativa propria. Siamo quindi molto più vittime che signori di ciò che ci succede. “Svegliarsi” significa allora aprire gli occhi e iniziare a “vedere”, a “pensare” e “sentire”, diventare finalmente signori nella propria casa.

La routine è l’incoscienza o la coscienza di “tutto uguale” e “sempre uguale”. È la vita a livello automatico. È essere senza percepire. È stare con il cadavere qui e la “mente” non so dove. È trovarsi e reagire nei confronti delle persone come se loro fossero altre, o nate per rispondere ai miei desideri e timori… È un passare senza guardare, un guardare senza vedere, un passare senza percepire e un vivere senza sentire…

Reich invece usa parole forti per esprimere tutto il suo orrore nei confronti di un’umanità dominata dall’avversione per la vita, che ha perso il contatto con il nucleo autentico delle proprie emozioni, un’umanità dedita alla morte.

Gaiarsa ci ammonisce del pericolo di una civiltà che “esige la morte psicologica dei suoi cittadini” e della minaccia di un sistema basato sui valori materiali che, scambiando l’amore con la sicurezza, attraverso le sue menzogne istituzionali, imprigiona l’attenzione e la volontà in ciò che appare. La verità che è, quindi, indissolubilmente legata alla percezione della vita che fluisce dentro di noi, dovrà così sempre e necessariamente essere uccisa e la menzogna, incarnata nel nostro corpo, nelle “corazze muscolari”, si rende palpabile: la si può toccare, la si può vedere nelle posture, nei volti privi di espressione, nei corpi rigidi; impossibilitati ad amare, impossibilitati a vedere un oltre. Reich propone l’amore tra un uomo e una donna, il flusso caldo di vita che si sprigiona nell’abbraccio d’amore “totale” tra maschio e femmina, come una modalità di evasione dalla trappola.

il malessere profondo che affligge lo spirito umano, chiamiamolo con diversi nomi: alienazione, incapacità di amare, peccato, separatezza, business.

Usciamo, cadiamo, arriviamo in ritardo, perchè questo vorrà dire: vitalizzare, potenziare lo spirito e aprire gli occhi a nuove possibilità della nostra esistenza.

Per fare tutto questo occorre coraggio: coraggio per distruggere gli abiti mentali ai quali siamo affezionati, coraggio per affrontare la forza distruttiva delle nuove idee, basta con questo mondo sempre razionale-arido della macchina-business che finora ha dominato la scena. Aprire un varco verso i territori finora inesplorati dell’inconscio che può andare molto al di là dei milioni di bit che si accendono e si spengono ogni giorno dentro di noi, al di là delle nostre abituali vite da consumare, al di là delle nostre piccole, sfuggenti, conquiste.

Paolo Latella

dal mio vecchio blog: http://zonadiconfine.splinder.com

data pubblicazione articolo: mercoledì 8 giugno 2005

Ricerche delle fonti filosofiche: si ringrazia  Virginia Sales  Psicoterapeuta Roma